Si è appena concluso a Torino il “Salone del vino” (26-28 ottobre) e ancora una volta i vini romagnoli hanno ben figurato. Nel corso della cerimonia d’inaugurazione della fiera, infatti, è stata presentata la quinta edizione della guida ‘“ViniBuoni d’Italia”, edita dal Touring Club Italiano. Improntata alla valorizzazione delle radici locali, della tipicità e del Made in Italy, la guida - curata da Mario Busso e dal gastronomo del Touring Luigi Cremona – ha premiato ben tre vini autoctoni della provincia di Ravenna: il RUBACUORI 2004 Vino Passito Rosso di uve stramature da uve Centesimino dei Poderi Morini di Faenza, il RIFUGIO ’04 Ravenna Rosso I.G.T. da uve Centesimino de La Sabbiona di Faenza, il BURSON Etichetta Nera ’03 Ravenna Rosso I.G.T. da uve Longanesi dell’Azienda Longanesi Daniele di Bagnacavallo.
I tre vini romagnoli si sono aggiudicati il massimo rinascimento conferito dalla guida, La Corona, ottenuto da soli 215 vini di tutto il territorio nazionale, sugli oltre 14.000 vini degustati dalle 20 commissioni regionali. Un riconoscimento che mette in risalto la particolare franchezza, corrispondenza al vitigno, pulizia interpretativa, equilibrio strutturale, armonia olfattivo–gustativa dei vini e dei vitigni dai quali si ottengono questi straordinari prodotti: il Sauvignôn Rosso (Centesimino) e l’Uva Longanesi.
“I vitigni autoctoni e i vini che da essi prendono vita rappresentano l’anima del territorio dal quale provengono – commenta Alessandro Morini, titolare dell’Azienda Poderi Morini -. Per noi produttori che già da diversi anni abbiamo investito e creduto sulla riscoperta e la valorizzazione degli autoctoni, questo importante riconoscimento ci stimola a proseguire lungo la strada che abbiamo intrapreso”.
Il binomio “Oriolo dei Fichi (Faenza) - Savignôn rosso” è stato eretto a baluardo della nuova viti-enologia locale dai produttori che stanno continuando una tradizione antica di secoli. Negli anni ’40 la riscoperta del Savignôn rosso in questa zona è dovuta a Pietro Pianori, detto Centesimino. L’analisi del DNA condotta dall’Istituto di San Michele all’Adige ha permesso di constatare che il il Savignôn rosso non presenta alcuna affinità con altri vitigni coltivati in Italia e nonostante il nome, il “Savignôn rosso” di Oriolo non è il “Sauvignon rosso” francese. Nel 2003 il Centesimino è stato riconosciuto ufficialmente nel catalogo Nazionale delle Varietà dei Vitigni.
L’origine dell’Uva Longanesi risale a molti secoli fa: si dice infatti che le prime piante siano cresciute nell’antica pineta di Classe. Fu trovato negli anni ‘20 da Antonio Longanesi di Bagnacavallo, che si accorse di una vite particolarmente resistente alle avversità e che produceva grappoli di un’uva con una gradazione zuccherina molto elevata. Nel 1980 l’enologo bagnacavallese Sergio Ragazzini piantò questo vitigno all’Istituto Professionale per l’agricoltura di Faenza iniziando un proficuo percorso di valorizzazione. Nel 1999 l’Uva Longanesi ottenne il riconoscimento ufficiale nel catalogo Nazionale delle Varietà dei Vitigni. Attualmente è coltivata su circa 2.000 ettari di terreno, in maggior parte in pianura.
mercoledì 31 ottobre 2007
La Guida “ViniBuoni d’Italia” premia tre Aziende della provincia di Ravenna
Pubblicato da
Pierluigi Papi
a
12.23